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Allergie Alimentari, Intolleranze e Nichel

E’ sempre complicato parlare di disturbi alimentari, soprattutto a causa della disinformazione e delle concezioni errate circolanti.
E’ opinione diffusa che allergie e intolleranze siano quasi sinonimi, o che l’intolleranza ad un alimento possa essere una forma leggera di allergia, ignorando che, in realtà, i meccanismi che scatenano una reazione allergica e quelli che determinano l’insorgere di una vera intolleranza alimentare sono completamente diversi.
Sicuramente l’esistenza di numerosi test per la diagnosi di svariate intolleranze alimentari (test privi di un supporto scientifico e spesso molto costosi) non aiuta il paziente ad orientarsi in questa giungla.
Sicuramente quando l’ingestione di alcuni alimenti causa malessere è più utile consultare un allergologo, un gastroenterologo o entrambi, sotto la guida del proprio medico di base, e non ricorrere a diete “fai da te” o raccattare informazioni a casaccio su internet, magari provenienti da fonti poco attendibili.

Cosa si può celare dietro l’abusato termine “intolleranza”?

  • Una vera allergia alimentare, diagnosticabile mediante skin prick test o RAST e causata da una reazione immunologica.
  • Un’intolleranza al lattosio, diagnosticabile mediante un breath test.
  • Celiachia, diagnosticabile inizialmente mediante esami di laboratorio, successivamente con indagini endoscopiche.
  • Malessere provocato da malattie organiche come colon irritabile, gastrite, malattia da reflusso gastroesofageo. Sono tutte condizioni patologiche che peggiorano in seguito all’ingestione di determinati alimenti, ma non esiste un test che permetta di scrivere nero su bianco quale alimento fa male a quel paziente. Fondamentale è invece l’anamnesi e l’attenta osservazione dei sintomi.
  • Malessere provocato da caratteristiche proprie dell’alimento. Ad esempio l’abuso di caffè può provocare tachicardia in alcuni soggetti, mentre altri ne bevono in quantità senza alcun disturbo. Non esiste un test che dimostri come un soggetto reagirà all’ingestione di caffè.
  • Sindrome sistemica da nichel: quando un patch test rivela un’allergia al nichel spesso la prima preoccupazione del paziente è definire quali alimenti eliminare dalla dieta. In realtà nella quasi totalità dei casi l’allergia al nichel si manifesta con dermatite da contatto e non con disturbi alimentari. Qualora ci fosse un fondato sospetto di correlazione tra ingestione di alimenti ad alto contenuto di nichel e manifestazioni sistemiche, tra cui disturbi alimentari, alla diagnosi si arriva attraverso un lungo percorso che prevede una dieta di privazione e un test di scatenamento.

Esistono altre condizioni in cui alcuni alimenti possono far male, basti pensare al favismo o alle intossicazioni alimentari o alla sensibilità soggettiva ad alimenti  contenenti solfiti o istamina o salicilati.

Quindi è evidente che solo in alcuni casi esistono dei test che permettono di correlare un disturbo all’ingestione di un alimento, è il caso dei prick test nell’allergia alimentare o dei test che svelano l’intolleranza al lattosio o la celiachia, ma nella maggior parte dei casi la diagnosi si basa sull’esclusione di alcune patologie e sulla raccolta di specifici dati anamnestici.
Per questo motivo il “fai da te” o la consultazione di siti internet non porta a niente, se non a errate correlazioni causa-effetto. Possibili conseguenze? Diete inutili e talvolta dannose, con il rischio di incorrere anche in carenze nutrizionali, ricorso a test diagnostici non attendibili e privi di un razionale scientifico. In poche parole, un peggioramento della qualità di vita e non il reale benessere a cui giustamente si aspira.

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