Informazioni poco veritiere e convinzioni senza fondamento, ma purtroppo diffuse e difficili da eliminare, possono essere la causa di ritardi nella diagnosi delle allergie e quindi nell’usufruire di una terapia corretta ed efficace.
La primavera è comunemente ritenuta la stagione dei pollini e di conseguenza la stagione in cui è meno indicato sottoporsi ai test allergologici.
Così un paziente che nel periodo di benessere ha dimenticato i propri disturbi e tralasciato il sottoporsi ad una visita allergologica, si ritrova, all’inizio della bella stagione, in compagnia di starnuti, colanaso, occhi rossi, respiro sibilante, ma nuovamente rimanda la visita specialistica perché convinto di non potersi sottoporre ai test prima di settembre, o di chissà quale altro periodo sentito in giro!
Ma sarà poi vero?
Consultando i calendari pollinici ci si può rendere conto che esistono pollini caratteristici della stagione invernale: cipresso nocciolo ed ontano, ad esempio.
Anche l’estate ha i suoi pollini, quelli delle Compositae come ambrosia e artemisia, o il polline di amaranto.
Quindi non esiste la stagione dei pollini, ma ogni stagione ha i suoi pollini.
Esistono anche degli allergeni perenni, come gli acari della polvere, le muffe, gli epiteli di animali.
Alla luce di queste osservazioni, qual è il periodo migliore per sottoporsi ai test?
I test allergologici possono essere effettuati in qualunque periodo dell’anno, non esistono mesi o stagioni più indicati di altri.
In alcuni casi è consigliabile evitare di sottoporsi ai test nel pieno della crisi allergica, ma piuttosto che decidere autonomamente è preferibile chiedere allo specialista se è il caso di rimandarne l’esecuzione o meno.
Per quanto riguarda le eventuali terapie in atto, è sufficiente sospendere l’assunzione di antistaminici 48 ore prime del test, mentre i cortisonici assunti per via sistemica (compresse o fiale) devono essere sospesi 7 giorni prima.
Ma a che età i test allergologici sono attendibili?
Già a sei mesi di vita il neonato reagisce all’istamina, quindi può essere testato per alimenti o pollini a cui si ritiene che possa essere allergico. Pertanto se c’è il sospetto che un bambino di 3 o 4 anni possa avere un’allergia alimentare o respiratoria è corretto sottoporlo agli opportuni test allergologici.
Se il bambino rifiuta il test cutaneo (skin prick test) si può ricorrere alla ricerca delle IgE specifiche per gli allergeni sospetti, attraverso un prelievo ematico.
E’ importante non ritardare inutilmente la diagnosi per scongiurare reazioni allergiche ad alimenti e per interrompere la progressione delle malattie allergiche a carico delle vie respiratorie, garantendo al bambino salute e buona qualità di vita.